Tutto Sulle Curiosità

Capsum: il Peperoncino e il suo museo

Submitted by Vinaigrette on Mar, 28/03/2006 - 23:34
wilbur
db_black_dallas1 copia

Wilbur Scoville come Carneade? No, bensì un chimico statunitense che nel 1912, lavorando presso un laboratorio di ricerche farmacologiche di Detroit, sviluppò un metodo per misurare la capsicina, cioè il grado di piccantezza dei peperoncini, metodo da allora definito "Test Organolettico di Scoville", basato sulla diluizione in acqua zuccherata di un omogeneizzato ricavato dal peperoncino in esame. La misurazione del livello di piccante viene espressa in SU (Scoville Units) che indicano il rapporto di diluizione necessario a rendere impercettibile al gusto la sensazione piccante. La scala inizia dal valore 0 (per i peperoni dolci) fino oltre 300.000 per gli Habanero, i peperoncini più piccanti. W.Scoville fu insignito di prestigiosi premi dall' American Pharmaceutical Association (APhA) ed Ottenne anche il dottorato in Scienze presso la Columbia University.

Dal "Goulash" ungherese al "Chili" del sud degli Stati Uniti, dal "Kimchi" coreano alle salse "Chutney's" indiane, passando per la salsa "Xnipek" messicana e perchè no, agli spaghetti aglio, olio e peperoncino, questo frutto infiammma la cucina di numerosi paesi del mondo.
Consumato principalmente nei paesi caldi, il peperoncino è diffuso in Thailandia e sud est asiatico, India, Africa, sud Europa, Balcani e Ungheria, sud degli USA, America centrale e parte dell'America latina.E proprio in America latina era coltivato, o perlomeno consumato, già 8000 anni prima che gli spagnoli lo introducessero in Europa. Un peperoncino 'Habanero' è stato trovato nelle grotte di Guitarrero, in Perù, in insediamenti umani datati 6500 A.C.
Maiera

E in onore del peperoncino, in Calabria, un museo. Precisamente
a Maierà, un paese chiuso al traffico, con un centro storico stupendo.

logo museo

Oggi le sale sono cinque, all’interno dell’appena restaurato palazzo Ducale. Al suo interno si possono scoprire la storia e la biologia della pianta, l’oggettistica dedicata al peperoncino, le salse ricavate con esso (oltre 200 da tutto il mondo), manifesti pubblicitari e pubblicazioni, vignette di satira sul peperoncino e mappe d’epoca. I punti di forza del museo sono un quadro a olio di Guttuso dedicato all’Abanero e una tavola del 1595, la prima riproduzione in Europa del peperoncino, secondo il pensiero degli ideatori del museo.
PeperoncinoMuseo

Tag:

Cioccostory

Submitted by Vinaigrette on Sab, 25/03/2006 - 08:28
Argomenti:
sacchi cioccolata

Ancora e ancora, non ci stancheremo mai della cioccolata, in qualsiasi forma espressiva. Da www.cioccola-to.it, le date che hanno scritto la storia del cioccolato:

- 400 circa
Nel Nord del Messico, nella penisola dello Yucatan, la popolazione dei Maya incomincia la coltivazione del cacao. In questa data si ritrova il primo esempio certo di utilizzo della pianta in un rito funebre.
- 1502
Il primo incontro della civiltà occidentale con il cacao: Cristoforo -Colombo sbarca sull’isola di Guanaja, nell’Honduras, e riceve in dono i cabossi.
-1528
Il condottiero spagnolo Hernán Cortés, dopo aver conquistato l’Impero atzeco, riporta in Europa al re Carlo V i semi di cacao e i primi utensili per la lavorazione del cioccolato.
-1678
Madama Reale, la regina dello Stato Sabaudo fondato nel 1563 da Emanuele Filiberto, assegna la prima “patente” al cioccolatiere torinese Giò Antonio Ari: il nostro cioccolato ha più di trecento anni di storia alle spalle. Nel Settecento, grazie ai Savoia e ai loro collegamenti con la Corte di Madrid, Torino divenne capitale del cioccolato.
Tag:

Besciamella E Vellutate

Submitted by Vinaigrette on Dom, 12/03/2006 - 22:42
besciamella

Che la besciamelle deve il suo nome a Louis de Béchameil, marchese di Nointel, ricco finanziere che aveva acquistato l'onorifico incarico di maître d'Hôtel di Luigi XIV è vero ma l'origine della salsa non è affatto francese. Nei libri di cucina italiana del Rinascimento, infatti, era già descritta

Non solo la besciamella, ma altre salse italiane (“sapori”, come si chiamavano allora) del periodo medioevale e rinascimentale, presero la nazionalità francese.
Nel "Libro della cocina" si parla di biancomangiare, e leggenda vuole che sia stata Caterina de' Medici a diffondere in Francia la preparazione di questa "colla", ideale per una serie di "mangiar bianchi" allora molto di moda. http://www.taccuinistorici.it
Ingredienti
40 gr di burro
40 gr di farina (2 cucchiai)
½ lt di latte
un pizzico di sale
un'idea di noce moscata
Preparazione
Fate fondere il burro in un tegame, aggiungete la farina e, mescolando con un cucchiaio di legno, fate tostare leggermente. Versate, a filo, il latte freddo (bollente se volete fare più in fretta) e continuate a mescolare fichè la salsa non sarà addensata.
(La farina cotta nel burro viene chiamata roux -chiaro o scuro a seconda del grado di tostatura)
Se sostituite il latte con brodo vegetale avrete una vellutata vegetale; con brodo di pollo, una vellutata di pollo; con fumetto di pesce, una vellutata di pesce ecc)

Tag:

'Violatum' E 'Rosatum' I Vini Di Apicio Riprodotti A Pompei

Submitted by Vinaigrette on Sab, 11/03/2006 - 22:10
pompei

In occasione dell'apertura del circuito primaverile negli scavi, a Pompei, sono stati presentati i vini romani Violatum e Rosatum, riprodotti, con la ricetta di Marco Gavio Apicio , dall'Antica Erboristeria pompeiana, con la supervisione del Laboratorio di Ricerche applicate della Soprintendenza Archeologica.

“Due, sono i liquidi maggiormente graditi al corpo umano: per l’uso interno il vino, per quello esterno, l’olio”, scriveva Plinio il Vecchio duemila anni fa per indicare quanta valenza avesse quella bevanda, da Roma alla più lontana provincia o colonia. A dettare il particolare per la produzione di quel tipo di vino, fu però, Apicio, il gourmet più famoso dell’antichità. Proprio seguendo le sue indicazioni, i tecnici dell’Antica Erboristeria pompeiana, supportati scientificamente dal Laboratorio di Ricerche diretto da Annamaria Ciarallo, hanno potuto riproporre fragranze e sapori di quelle antiche bevande. Nel caso del vino alla viola, si è usata la viola odorata o “mammola” lasciata in infusione nel Piedirosso pompeiano aromatizzato con miele. Identico procedimento è stato seguito per il rosatum, solo che al posto della viola si è usata la “rosa centifoglia”, caratteristica dell’area campana – pestana. Le due bevande andranno ad arricchire con le loro note di sapore il percorso “Tempo di primavera” nell’ambito del progetto “Le stagioni di Pompei”. I turisti, dunque, potranno muoversi lungo un percorso attrezzato ...
Tag:

I Carciofi Di Caravaggio

Submitted by Vinaigrette on Dom, 05/03/2006 - 22:14
Argomenti:
bacco

Caravaggio, il cui vero nome era Michelangelo Merisi, condusse una vita molto movimentata e violenta. Oltre che per la sua pittura rivoluzionaria (alla fine del XVI secolo, i pittori non si ispiravano alla realtà e alla vita quotidiana ma cercavano di rappresentare la bellezza e la nobiltà di soggetti e azioni; Caravaggio, invece, rappresentava la realtà, la "verità", e quindi cercava i modelli intorno a sé, nella strada e nella vita di tutti i giorni e, per questo i suoi quadri provocavano scandalo) Caravaggio è, purtroppo, famoso anche per il suo brutto carattere:

era permaloso, litigioso e violento. Ha perfino ucciso un uomo (Ranuccio Tomassoni), nel 1606, per un motivo molto banale: un fallo durante una partita a palla.
Ecco i particolari di una delle liti più famose di Caravaggio, quella con un garzone dell'Osteria del Moro, a Roma, avvenuta nel 1604. Questa è la storia.
Caravaggio entra nell'Osteria. Come al solito porta uno spadone ed ha l'aria spavalda. Si siede e ordina un piatto di carciofi.
Il garzone porta al pittore i carciofi: alcuni sono cotti all'olio, altri invece al burro. Ma quali sono gli uni, e quali gli altri?
Caravaggio chiede chiarimenti ma il garzone come risposta suggerisce al pittore:"Basta odorare per riconoscere quali sono al burro e quali sono all'olio!"
Apriti cielo!
L'artista, irritato per il "suggerimento", tira piatto e carciofi in faccia al garzone; poi, non contento di aver ferito il poveretto, lo insegue con la spada sguainata per tutta l'osteria.
Chissà se il garzone, dopo, ha cambiato mestiere?

guidasicilia

Tag:

Contattami

E-Mail Us

Hai ricette o notizie di cucina che vuoi condividere?
Fai una segnalazione!

Commenti Recenti

Cose d'Abruzzo

Seguici