BUON NATALE

Submitted by Vinaigrette on Ven, 23/12/2011 - 16:15
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LA LEGGENDA DEL VISCHIO
(fiaba del Trentino)

C'era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L'uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva amici.
Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Uscì di casa e vide gente che andava da tutte le parti verso lo stesso luogo.
Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: - Fratello, - gli gridarono - non vieni? Fratello, a lui fratello? Lui non aveva fratelli. Era un mercante e per lui non c'erano che clienti a cui vendeva e fornitori da cui comprava.
Per tutta la vita era stato avido e avaro e non gli importava chi fossero i suoi clienti e che cosa facessero.Ma dove andavano? Si mosse un po' curioso. Si unì a un gruppo di vecchi e di fanciulli.
Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello avere tanti fratelli!
Ma il suo cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello.
Quante volte li aveva ingannati? Piangeva miseria per vender più caro.
E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per donare.
No, lui non poteva essere fratello di quella povera gente che aveva sempre sfruttata, ingannata, tradita. Eppure tutti gli camminavano a fianco.
Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva entrare e
nessuno era a mani vuote, anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva niente, lui che era ricco. Arrivò alla grotta insieme con gli altri; s'inginocchio insieme agli altri. - Signore, - esclamò - ho trattato male i miei fratelli. Perdonami. E cominciò a piangere. Appoggiato a un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò. Alla prima luce dell'alba quelle lacrime splendettero come perle, in mezzo a due foglioline. Era nato il vischio.

Chichibio e la Gru

Submitted by Vinaigrette on Dom, 08/07/2007 - 21:27
Chichibio

Dopo La Volpe e la Cicogna un'altra delle fiabe che la mamma raccontava a noi figli e, una volta nonna, man mano a tutti i nipoti che non si stancano ancora di ascoltarla. Se la leggiamo pian piano e facciamo un po' di silenzio, possiamo arrivare a percepire il delizioso profumo di arrosto che si sprigiona dalla cucina di Chichibio, eccellente e arguto cuoco trecentesco, scaturito da una penna non meno preziosa di quelle dei suoi contemporanei, vale a dire Giovanni Boccaccio
L'immagine è stata presa qui

Currado Gianfigliazzi, così come ciascuno di voi udito e veduto puote avere, è stato nobile cittadino generoso e dall'animo gentile, e tenendo vita cavalleresca, continuamente in cani e uccelli si è dilettato.
Un dì presso a Peretola, con l'aiuto del suo falcone ammazzò una gru e, trovandola grassa e giovane, mandò quella
ad un suo buon cuoco, che era chiamato Chichibio, ed era viniziano, con l'ordine che la preparasse con cura e l'arrostisse per cena.
Chichibio, il quale in apparenza sembrava proprio un ridicolo sciocco, preparata la gru la mise sullo foco e con sollecitudine, a cuocerla incominciò.
Quando era già quasi che cotta, e grandissimo odore emanava, avvenne che una giovinetta della contrada, pregò caramente Chichibio che gliene desse una coscia.
Chichibio le rispose cantando e disse: "Voi non l'avrì da me, voi non l'avrì da me!"
Donna Brunetta essendo turbata gli disse: "In fede di Dio, se tu non la mi dai, tu non avrai mai da me, cosa che ti piaccia!"
Ed in breve le parole furono molte; ma alla fine Chichibio, per non crucciar la sua donna, staccata una delle cosce della gru, gliela diede!
Essendo poi davanti a Currado e ad alcuni suoi invitati messa la gru senza coscia, Currado se ne meravigliò e fece chiamare Chichibio e gli domandò che fine avesse fatta l'altra coscia della gru.

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