Pantagruel

Submitted by Vinaigrette on Sab, 06/10/2007 - 16:19
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Pantagruel

"Era appena nato e immediatamente dovettero ordinare diciassettemila novecento e tredici vacche di Paurtille e di Brehemond per nutrire Pantagruel.
Pantagruel era infatti così grande che nessuna balia avrebbe potuto soddisfare la sua fame.
All'età d'un anno e due mesi, per consiglio dei medici, cominciarono a farlo uscire in un carrozzino tirato da buoi. Era un piacere vedere quel suo bel faccione con quasi diciotto pappagorge...".

Divenuto grandicello, lui e suo padre Gargantua percorrono a piedi quasi tutta l'Europa. Tornati a Parigi, narrano allegre storielle, facezie scurrili e situazioni incredibili, raccolte lungo il tragitto, nel mentre banchettano lautamente con gli amici intorno a tavole smisuratamente imbandite.
Da qui “pantagruelico” come simbolo grottesco del grande mangiatore e bevitore, ovvero di banchetto eccessivo e smisurato.

Chi volesse saperne molto ma molto di più, può leggersi “Gargantua e Pantagruel” titolo che indica, correntemente, l'esilarante insieme di 5 romanzi di Rabelais, scrittore francese, erudito, medico, monaco benedettino, professore d’anatomia, condannato per immoralità dalla Sorbona e dal Parlamento.

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Commenti

Submitted by Patriziia (non verificato) on Gio, 11/10/2007 - 00:14.

E' la terza voltta che provo ad inserire un commento

Submitted by Roberto (non verificato) on Gio, 11/10/2007 - 15:44.

Confesso l'ignoranza. Ho usato spesso il termine pantagruelico senza conoscerne le origini. Credo che leggere tutta la storia sia comunque divertente. Grazie dell'informazione

Submitted by Rita (non verificato) on Ven, 12/10/2007 - 12:07.

Divertentissime le storie di Gargantua e Pantagruel, consiglio la lettura

Submitted by Ospite (non verificato) on Ven, 12/10/2007 - 16:31.

Forse molti avranno detto: Ma, dopo i ravioloni cosa c'entra Pantagruel? Ho pensato anch'io la stessa cosa, pur essendo ormai abituato a questi intermezzi privi di sapori. Poi piano piano, volendo attribuire un nesso e sul filo della pastorizia sono tornato con i sensi ai sapori e agli odori di una cena di tanto tempo fa, che costrinse un famelico amico a fuggire in mezzo al Piano delle Cinque Miglia per un colossale "rutto". Cosa avevamo mangiato? Semplice: la "pecora al cotturo". Cos'è? Beh! Ecco perchè Pantagruel c'entra. Eccome.
I pastori di una volta in occasione di qualche festività ricevevano dal padrone del gregge una pecora da mangiare. Opportunamente preparata e tagliata in piccoli pezzi per favorirne la cottura, la collocavano in un recipiante simile a quello dove fabbricavano il formaggio e la ricotta, il cotturo, appunto. Ci aggiungevano, tagliati a pezzetti, una buona dose di patate, sedano, carote, cipolle, qualche pomodoro, rosmarino e una dose più che buona di lauro (serviva non solo per migliorare il sapore, ma anche per favorire la digestione), poi coprivano il tutto con l'acqua ed iniziava una bollitura leggera, costante e prolungata, al punto che il composto si amalgamava, anche a causa dell'abbondante presenza di grasso. Nel piatto, sotto il succulento cibo, venivano poste fette di pane abbrustolito e così incominciava la "festa". Il vino rigorosamente rosso annaffiava i famelici palati e i lupi si aggiravano nei dintorni attratti dal profumo inebriante. Ma restavano lontani. Altro che lupi i PANTAGRUELICI pastori. Vi confesso il peccato di gola, è un pasto eccezionale, ma da ripetere, quando è possibile, a cadenza quinquennale!

Submitted by Vinaigrette on Dom, 14/10/2007 - 14:17.

Beh, adesso ci sei riuscita ;)

Submitted by Vinaigrette on Dom, 14/10/2007 - 18:48.

Prego, prego, non c'è di che

Submitted by Vinaigrette on Dom, 14/10/2007 - 18:49.

Naturalmente mi associo

Submitted by Vinaigrette on Dom, 14/10/2007 - 18:49.

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