Poesie

La Primavera

Submitted by Vinaigrette on Dom, 02/04/2006 - 16:39
Botticelli Primavera

Sandro Filipepi, detto il Botticelli.
A destra dell'opera il vento Zefiro afferra la ninfa Chloris e con il suo soffio la feconda trasformandola in Flora, generatrice di fiori e Dea della Primavera .
Qualche millennio prima Publio Ovidio nasone:

"Ora chiamata Flora, ero in realtà Clori: la lettera
greca del mio nome fu guastata dalla pronuncia latina.
Ero Clori, ninfa dei campi felici dove hai udito
che in passato ebbero la loro dimora uomini fortunati.
Dire quale sia stata la mia bellezza, sarebbe sconveniente
alla mia modestia: ma fu essa a trovare come genero per mia madre un dio.
Era primavera, vagavo; Zefiro mi vide, cercai di allontanarmi;
m'insegue, fuggo; ma egli fu più veloce.
E Borea, che aveva osato rapire la preda dalla casa di Eretteo,
aveva dato al fratello piena licenza di rapina.
Tuttavia fa ammenda della violenza col darmi il nome di sposa,
e nel nostro letto non ho mai dovuto lamentarmi.
Godo d'una eterna primavera; è sempre splendido l'anno,
gli alberi hanno sempre le fronde e sempre ha pascoli il suolo.
Possiedo un fiorente giardino nei campi dotali,
l'aria lo accarezza, lo irriga una fonte di limpida acqua:
il mio sposo lo ha riempito di copiose corolle, e ha detto:
"Abbi tu, o dea, piena signoria sui fiori"
Spesso io volli contare le loro specie,
ma non vi riuscii: il loro numero superava il conteggio."
(Publio Ovidio Nasone - Fasti - V° libro )

Inno Alla Cellulite

Submitted by Vinaigrette on Mar, 21/03/2006 - 09:10
Argomenti:
Botero

Come non ringraziare Enrique Serna, scrittore e saggista messicano, che con il suo "Inno alla Cellulite" ci consente , insieme a Isabel Allende, di cui abbiamo già detto
(Afrodita - Racconti, Ricette E Altri Afrodisiaci) di accantonare sensi di colpa e godere della buona tavola, purchè, naturalmente, buona sia davvero.

Botero
Botero
INNO ALLA CELLULITE
Oh incanto della cicciona
Gamba di grandezza elefantina
Che al grasso si abbandona
Oh maestà divina
Della coscia avvolta in gelatina
…Evviva le adipose
adoratrici dello sforzo nullo
che lasciano le odiose
fatiche al mulo
e mangiano tutto ciò che ingrossa il culo.

Senza dimenticare, neanche per un momento, Fernando Botero, uno dei più autorevoli artisti viventi.

le gioiose, monumentali figure femminili che popolano le sue tele sono fra le immagini più conosciute e sensuali dell'arte del nostro secolo. Il sense of humor e l'ironia che sottendono alle immagini fanno delle opere di Botero un inno appassionato alle donne, alla sensualità, alla pienezza delle forme, all'impenetrabile mistero femminile.(Botero 'Donne' ed. Rizzoli)

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Inviti A Cena

Submitted by Vinaigrette on Ven, 16/12/2005 - 22:52
Argomenti:
Inviti A Cena
"Uh, chi se vede! Hai rotto la clausura?"
"A dì la verità nun esco mai... "
"Perche?" "Ma co' 'sto traffico in do' vai? "
"A uscì da casa c'è d'avé paura "

"Capisco..." "Sai, sarà l'età matura... "
"Ma dentro casa... scuseme, che fai? "
"Che fò? fò l'abbonato de la RAI...
e incretinisco dentro a quattro mura..."

"Vedemese 'na sera!" "Come no! "
"Se famo du' spaghetti "Volentieri... "
"Ciao!" "Ma telefonamese però! "

E mentre se saluteno già sanno,
che tutt'e due, pe' l'ansie e li pensieri,
domani manco se ricorderanno.

Da "La Pastasciutta" di Aldo Fabrizi

Pablo Neruda: 'Ode alla Cipolla'

Submitted by Vinaigrette on Gio, 15/12/2005 - 07:59
Argomenti:
Pablo Neruda 'Ode alla Cipolla'
Cipolla, anfora luminosa,
petalo e petalo
si formò la tua bellezza,
squame di cristallo ti accrebbero
e nel segreto della terra oscura
si arrotondò il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
fu il miracolo
e quando apparve
il tuo rozzo stelo verde,
e nacquero
le tue foglie come spade nell'orto,
la terra accumulò il suo potere
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come in Afrodite il mar remoto
duplicò la magnolia
innalzando i suoi seni,
così ti fece,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata
brillare,
costellazione costante,
rotonda rosa d'acqua,
sopra
la tavola
della povera gente.

Pablo Neruda: Ode Al Carciofo

Submitted by Vinaigrette on Sab, 03/12/2005 - 14:48
Pablo Neruda Ode al Carciofo
Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all'asciutto sotto le sue squame,
vicino al lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l'origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell'orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l'osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.
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