Poesie

PASQUA 2012

Submitted by Vinaigrette on Sab, 07/04/2012 - 18:30
Argomenti:
pasqua-cristo-risorto_-_520.jpg
Dev'essere un Dolore -
Una perdita o simili -
A piegare l'occhio
Sulla via dell'estrema Bellezza -

Ma - una volta obliquo
Nota Delizie
Pure
Come Stalattiti -

Una Comune Beatitudine
Si avrebbe per meno -
Il prezzo - è
Pari alla Grazia -

Nostro Signore - non reputò
Esagerazione
Pagare - una Croce -

(Emily Dickinson)

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Io son la Primavera

Submitted by Vinaigrette on Mer, 21/03/2012 - 07:58
Argomenti:
primo_fiore_melo.jpg

Lucciole belle venite a me:
son principessa, son figlia del re.
Ho trecce d’oro filato fino,
ho un usignolo che canta sul pino,
una corona di nidi alle gronde,
una cascata di glicini bionde,
un rivo garrulo, limido, fresco,
fiori di mandorlo, fiori di pesco.
Ho veste verde di vento cucita,
tutta di piccoli fiori fiorita:
occhi di stelle nel viso sereno,
dolce profumo di viole e di fieno,
e, per il sonno dei bimbi tranquilli,
la ninna nanna felice dei grilli

(Renzo Pezzani dal libro “Ragazzi” ed cinematografica SECI, Milano)

Pasta alla capricciosella di Aldo Fabrizi

Submitted by Vinaigrette on Ven, 16/03/2012 - 07:23
aldo-fabrizi_02.jpg
Provate a fa' 'sto sugo, ch'è un poema:

piselli freschi, oppure surgelati,

calamaretti, funghi "cortivati",

così magnate senz'avè patema.

Pe' fa' li calamari c'è un sistema:

se metteno a pezzetti martajati

nell'ajo e l'ojo e bene rosolati,

so' teneri che pareno 'na crema.

Appresso svaporate un po' de vino;

poi pommidoro, funghi e pisellini

insaporiti cor peperoncino.

Formaggio gnente, a la maniera antica,

fatece bavettine o spaghettini...

Bòn appetito e... Dio ve benedica!

Ciò che una Madre canta

Submitted by Vinaigrette on Mer, 25/05/2011 - 21:14
Argomenti:
Klimt Maternità


Ciò che una madre canta
vicino alla sua culla,
accompagnerà un bimbo
per tutta la sua vita.

(Henry Ward Beecher)
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AUGURI SCOMODI

Submitted by Vinaigrette on Ven, 24/12/2010 - 00:16
Argomenti:
Natività

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Tonino Bello

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