Tutto Sulle Leggende

BUON NATALE

Submitted by Vinaigrette on Ven, 23/12/2011 - 15:15
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LA LEGGENDA DEL VISCHIO
(fiaba del Trentino)

C'era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L'uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva amici.
Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Uscì di casa e vide gente che andava da tutte le parti verso lo stesso luogo.
Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: - Fratello, - gli gridarono - non vieni? Fratello, a lui fratello? Lui non aveva fratelli. Era un mercante e per lui non c'erano che clienti a cui vendeva e fornitori da cui comprava.
Per tutta la vita era stato avido e avaro e non gli importava chi fossero i suoi clienti e che cosa facessero.Ma dove andavano? Si mosse un po' curioso. Si unì a un gruppo di vecchi e di fanciulli.
Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello avere tanti fratelli!
Ma il suo cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello.
Quante volte li aveva ingannati? Piangeva miseria per vender più caro.
E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per donare.
No, lui non poteva essere fratello di quella povera gente che aveva sempre sfruttata, ingannata, tradita. Eppure tutti gli camminavano a fianco.
Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva entrare e
nessuno era a mani vuote, anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva niente, lui che era ricco. Arrivò alla grotta insieme con gli altri; s'inginocchio insieme agli altri. - Signore, - esclamò - ho trattato male i miei fratelli. Perdonami. E cominciò a piangere. Appoggiato a un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò. Alla prima luce dell'alba quelle lacrime splendettero come perle, in mezzo a due foglioline. Era nato il vischio.

Besciamella E Vellutate

Submitted by Vinaigrette on Dom, 12/03/2006 - 22:42
besciamella

Che la besciamelle deve il suo nome a Louis de Béchameil, marchese di Nointel, ricco finanziere che aveva acquistato l'onorifico incarico di maître d'Hôtel di Luigi XIV è vero ma l'origine della salsa non è affatto francese. Nei libri di cucina italiana del Rinascimento, infatti, era già descritta

Non solo la besciamella, ma altre salse italiane (“sapori”, come si chiamavano allora) del periodo medioevale e rinascimentale, presero la nazionalità francese.
Nel "Libro della cocina" si parla di biancomangiare, e leggenda vuole che sia stata Caterina de' Medici a diffondere in Francia la preparazione di questa "colla", ideale per una serie di "mangiar bianchi" allora molto di moda. http://www.taccuinistorici.it
Ingredienti
40 gr di burro
40 gr di farina (2 cucchiai)
½ lt di latte
un pizzico di sale
un'idea di noce moscata
Preparazione
Fate fondere il burro in un tegame, aggiungete la farina e, mescolando con un cucchiaio di legno, fate tostare leggermente. Versate, a filo, il latte freddo (bollente se volete fare più in fretta) e continuate a mescolare fichè la salsa non sarà addensata.
(La farina cotta nel burro viene chiamata roux -chiaro o scuro a seconda del grado di tostatura)
Se sostituite il latte con brodo vegetale avrete una vellutata vegetale; con brodo di pollo, una vellutata di pollo; con fumetto di pesce, una vellutata di pesce ecc)

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La Leggenda Dello Zafferano

Submitted by Vinaigrette on Ven, 30/12/2005 - 18:37
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La Leggenda Dello Zafferano

Un'antica leggenda milanese racconta che, nel XVI secolo, Valerio di Fiandra, un maestro vetraio dedito alle decorazioni delle vetrate della interminabile Fabbrica del Duomo, utilizzasse la polvere di zafferano come colorante per ottenere effetti di grande brillantezza nelle decorazioni.
Nel 1574 la bella figlia decise di sposarsi, scatenando la gelosia di un aiutante di Maestro Valerio, perdutamente innamorato di lei. Durante le nozze, il giovane aiutante riuscì ad entrare di nascosto nelle cucine con l'idea di rovinare le pietanze versando i ripugnanti colori delle vetrate del duomo.
Versò così della polvere di zafferano in un padellone fumante, dove stava placidamente cuocendo il risotto. Ne uscì un piatto dal colore giallo molto intenso che, con sommo rammarico del cuoco, venne comunque servito ai commensali. Dopo un po' di stupore per il colore assolutamente inusitato, gli invitati cominciarono a gustare il risotto trovandolo eccezionale. Fu un successo! (www.popolis.it/)

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Zafferano (Crocus Sativus)

Submitted by Vinaigrette on Dom, 16/10/2005 - 09:27
Zafferano (Crocus Sativus)

Lo zafferano (crocus sativus) appartiene alla famiglia delle Iridaceae. Nella mitologia greca si fa risalire la nascita di questa pianta all'amore contrastato fra Croco e Smilace, presto, per punizione, trasformati lui nella pianta dello zafferano, lei in quella sempre verde del tasso. Lo zafferano era inoltre adoperato dal dio greco Ermes, consigliere degli innamorati, per risvegliare il desiderio.
Quasi sicuramente è stato introdotto in Europa dagli Arabi nel X secolo anche se alcuni ritengono che siano stati i Fenici a portarlo in Spagna, il cui Governo tentò in tutti i modi di conservarne il monopolio arrivando a prevedere la pena di morte per chi tentava di esportare i bulbi di zafferano fuori dal paese. Leggi tutto

Il Carciofo/1

Submitted by Vinaigrette on Gio, 29/09/2005 - 20:36
Il Carciofo/1

Giove Aveva Un Pessimo Carattere. Si infuriava quando qualche fanciulla lo respingeva. A sue spese lo sperimentò Cynara, una bellissima ragazza bionda che rifiutò le attenzioni del dio e che per questo fu trasformata in carciofo, "la pianta che punge", da Linneo poi catalogata nella famiglia delle Composite con il nome di "Cynara cardunculus".
La varietà oggi più diffusa è il "Cynara scolymus", un incrocio dovuto ai giardinieri italiani del XV secolo che in un primo tempo comparve solo sulle mense regali. Inizialmente chiamato "carduus", il carciofo è il frutto delle cure con cui i greci migliorarono il "cactos", il cardo selvatico di Sicilia, che offriva non soltanto le infiorescenze, ma anche le foglie, apprezzate nell'antichità per il loro sapore amaro.
Il suo nome deriva dall'arabo "korshef", e sembra che in Sicilia sia giunto dall'Africa del nord, o dall'Etiopia, dove ancora cresce spontaneo, e dove viene raccolto dalle popolazioni più povere per arricchire il cous cous.

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