Tutto Sulle Curiosità

Le Api di Luca Mazzocchi

Submitted by Vinaigrette on Sab, 19/01/2008 - 21:02
Argomenti:
Api
Ape Bottinatrice
Ape Bottinatrice
Api
Ape

Se l'invito alla lettura del trattato in tre volumi di Antonio Maria Tannoja era un tantino scherzoso, serissimo, di contro, il suggerimento a varcare la porta di www.mondoapi.it per entrare nella microcosmica magia di Luca Mazzocchi. Non solo immagini che testimoniano l'eccellenza fotografica, ma anche la semplicità di uno scritto sulla vita delle api volto a

stimolare la vostra curiosità sul meraviglioso mondo delle api, in modo da farvi apprezzare il paziente e industrioso lavoro che si nasconde in una goccia di miele

Delle api e loro utile

Submitted by Vinaigrette on Mar, 15/01/2008 - 22:10
Argomenti:
Ape
colori del miele

Antonio Maria Tannoja era un sacerdote, dotto, dotato di grande pazienza che nella seconda metà del XVIII secolo si dedicò alle api e raccolse le conoscenze acquisite in un grosso trattato in tre volumi:

"Delle api e loro utile e della maniera di ben governarle. Trattato Fisico-economico-rustico"

, MDCCXCVIII, pubblicato in Napoli presso Michele Morelli. Da questo, un piccolo estratto:

"Anche colla qualità delle piante si specifica il mele nella sua varia qualità. Certe piante di propria natura sono aromatiche, e spiritose; ma maggiormente si rendono tali coadjuvandole il terreno. Quanto più queste sono aromatiche, e piene di sale, tanto migliore è il mele: tali sono la salvia, il ramerino, la ruchetta, il nardo, il serpillo, e simili. Il miele d'Imetto, così celebre presso gli antichi, e lo è di presente, è tale, perché prodotto da queste piante. "Non è punto acre - scrive il Morieri - né altre apunto, come le altre sorti di mele; ha un bel colore di oro, e porta più acqua degli altri, quando se ne vuol fare il sorbetto, o idromele. La bontà di questo mele proviene dalla gran quantità di timo serpillo, ed altre erbe odorifere, che sul monte vi nascono"

Chi non devesse ritenersi soddisfatto del brevissimo passo riportato può approcciare l'intero trattato e riferirci degli apprendimenti. Intanto qualche curiosità intorno alla incredibile o meglio strabiliante natura delle api può alleviarci l'ansia nell'attesa:

In una famiglia d'api, ogni stagione, vivono 50/60.000 api. * L'ape operaia, durante la stagione produttiva, vive circa 50 giorni. * L'ape regina vive fino a cinque anni. * In un giorno l'ape regina depone fino a 2000 uova. * Per deporre fino a duemila uova al giorno l'ape regina consuma con la pappa reale fino ad 80 volte il suo peso. * La velocità media di un'ape è di 24 chilometri orari e può arrivare fino a 29 chilometri orari. * Una singola ape, per produrre un 1 kg di miele, vola per circa 150.000 chilometri, quasi quattro volte il giro della Terra. * Per produrre un chilo di miele sono necessari quasi 60.000 voli d'andata e ritorno dall'arnia ai fiori. * Ogni alveare "bottina", cioè raccoglie il nettare, per un raggio di tre km, quasi 3.000 ettari, il corrispondente di oltre 4mila campi da calcio. * In un giorno le api di un alveare possono visitare fino a 225.000 fiori. * Le api sono tra gli insetti più fragili e sensibili all'inquinamento. Non sono infatti mai stati riscontrati fenomeni significativi d'inquinamento del miele, dato che le api muoiono prima di poterlo accumulare.

(http://www.mielithun.it
http://www.laleva.org)

Ancora Timo e ancora Miele

Submitted by Vinaigrette on Lun, 26/11/2007 - 21:59
Argomenti:
thymus serpillum

Il "Corrispondente dalla Rocca" (ex Lo Smilzo, detto anche "veleno" ) questo ci dice:

Ormai la curiosità regna sovrana nell’aprire la prima pagina di questo libro culinario e questa volta per me, incallito consumatore mattutino di miele, dove pensavo mancasse solo quello sardo e prezioso di corbezzolo, ecco che spunta quello di Timo serpino. E’ il mio! Ho detto saltando sulla sedia computerina. (Per chi non lo sapesse il mio vero soprannome è “veleno”. Ma non vi spaventate, se per caso ci dovessimo incontrare sono innocuo, particolare, un ibrido sì di lealtà, determinatezza, forse durezza - dire con chiarezza ogni cosa, senza ipocrisia, purtroppo è un difetto - ma anche dolcezza con chi la merita e che forse deriva dall’uso del miele, per fortuna non serpino.)
timo serpillo

Conoscevo bene il Timo, ma ignoravo completamente quello con l’epiteto. E allora ho cercato la pianta il cui nome ha destato estrema curiosità, resa evidente proprio dall’aggettivo di derivazione rettileo. Chiude il cerchio il fatto che è una pianta alta non più di 40 centimetri e vive su terreni aridi e assolati, con diverse ed importanti proprietà molto ricercate e applicate. Quindi quale migliore habitat per le serpi? “Con le quali non ho niente a che vedere!” Sia ben chiaro.
Per quanto riguarda invece i tempi estremamente rarefatti di produzione di nuove e succulente pietanze da parte della nostra Vinaigrette, finalmente abbiamo scoperto che anche a lei risulta più comodo stare dall’altra parte e quindi viaggia e frequenta luoghi di perdizione, dove ci sono gli chef che pensano a tutto e già la immagino armata di forchetta, coltello, cucchiaio e cucchiaino e… tanto per fare rima anche di un buon bicchiere di vino. O forse la scalata del Monte Bianco ha tagliato le sue forze? Ansiosi, attendiamo chiarimenti.

Per i chiarimenti ancora un po' di pazienza, intanto, data la passione per il miele e (chi conosce sa) per la storia, si consiglia questa lettura: Il Miele e Giuseppe Garibaldi

L'abruzzo e il timo serpillo

Submitted by Vinaigrette on Mer, 21/11/2007 - 18:50
Scanno (AQ)
Scanno (AQ)
gole del Sagittario
Santa Giusta
L'Aquila Piazza Santa Giusta
Santa Giusta
Miele al timo serpillo
cacio e pere

L'itinerario è del tutto casuale ma meritevole di riedizione. Come molte amiche/amici di medesima passione, i luoghi visitati, o fortuitamente attraversati , sono occasione per "gironzolare" anche in ambito culinario. Prima tappa e prime foto: lago di Scanno (AQ - Parco Nazionale d'Abruzzo), con l'acquisto di tanti "mielini" piccini picciò. Ogni barattoluccio , un gusto diverso.
Da Scanno, a L'Aquila, passando per le Gole del Sagittario(foto 3), luogo assolutamente magico, con ogni tempo e in ogni stagione (foto 4). Ed ecco un piccolo angolo di L'Aquila (foto 4-5-6): la chiesa di Santa Giusta (nell'omonima piazzetta) che è uno degli esempi più interessanti dello stile romanico in Italia.

Suggestiva la facciata con il suo inconfondibile prospetto a coronamento orizzontale. L'interno è composto da due navate, anche se in origine ne erano tre,con l'altare in legno, intagliato e dorato, ed i piloni poligonali

. Nei pressi della piazza: via Bominaco, e qui (ad una cert'ora bisogna pur sfamarsi), all'interno di Palazzo Notarnanni (costruzione quattrocentesca tra le più importanti ed eleganti della città) il ristorante Villa Feronia (Feronia era la divinità dell'agricoltura e della fertilità, venerata al tempo degli antichi Sabini), luogo di festeggiamento della mitica amica Nellina che, per deliziare i convenuti, ha preteso dai cuochi quanto di più godurioso per ciascun palato, con profusione di tartufo, zafferano e altre prelibatezze, generoso omaggio di Madre Natura al territorio. Aih me! Niente foto del lauto pranzo, ma un modesto rifacimento di uno dei tanti deliziosi antipastini. Fettine di pera con triangolini (quelli del ristorante) di formaggio pecorino e gocciole di miele, (quello della foto al timo serpillo). Che il miele abbia caratteristiche gusto e aspetto diverso a seconda delle circostanze è cosa nota ai più , ma non a tutti. Coloro, dunque, che volessero appurare maggiori dettagli in proposito e, più in particolare, sul timo serpillo, dovranno avere la bontà di aspettare il prossimo post e non per creare una suspance da "telenovela" ma perché il tempo dello "spasso" è scaduto.

Un commento spostato

Submitted by Vinaigrette on Ven, 02/11/2007 - 22:36
Argomenti:
Castagne lesse

Ancora un commento (un po' spostato in tutti i sensi) da, giustamente, collocare in home page. Caro "Corrispondente dalla Rocca", (ex Lo Smilzo), vuoi deciderti ad acquisire maggiore dimestichezza con i blogmeccanismi e inviare i tuoi apprezzatissimi "articoli" tramite la apposita, graziosa, buca delle lettere presente in alto a destra ovvero per e-mail ? Si assicura, in ogni caso, il massimo apprezzamento anche nella circostanza in cui il medesimo, attuale mezzo venisse riutilizzato.

Nei giorni scorsi ho letto un libro molto bello, del mio amico Rolly Marchi: "LE MANI DURE". La sua vita di giovane alpinista, affascinante, drammatica, raccolta nella capacità delle mani, e non solo, di aggrapparsi finanche su inesistenti appigli di pareti a strapiombo. Il Monte Bianco.
Negli ultimi giorni sono stato fortunato, ne ho gustato più di uno. Posso assicurarvi che chi lo ha preparato e chi vuole a questo punto cimentarsi, deve sapere che ci vogliono "mani dure", da scalatore. Ripulire della buccia un kilo di castagne cotte non è cosa da poco e quindi vi lascio immaginare che mani ha la nostra "Vinaigrette". State alla larga non si può mai sapere!
Per quanto riguarda il dolce, invece, per chi non lo conosce, posso assicurarvi che è divino. Giusto l'avvertimento della pasticciera del piano di sopra di usare poco cioccolato.
Gustarlo è una vera scalata. Col cucchiaino si entra su quelle pareti arzigogolate, dietro c'è un po' di neve nascosta da mani sapienti, il "marrone" e il bianco, l'autunno e l'inverno. In bocca le goccioline di saliva crescono a dismisura in attesa del soffice alimento, che quando arriva ti fa chiudere gli occhi e... Non vado oltre perchè altrimenti potrei turbare i vostri pensieri.
Quindi, l'unica cosa che vi resta è di scalare il Monte Bianco, io ci sono riuscito più di una volta e vi posso assicurare che ci riproverò ancora.
Una raccomandazione: Mentre salite non tralasciate qualche piccolo sorso per alleviare la dolce "sofferenza". Di che cosa? Scegliete tra Passito di Pantelleria, Recioto del veronese, ma non disdegnate un rosso robusto, oserei anche un Rosso di Manduria.
Un'altra raccomandazione: L'ora migliore per la scalata è verso le cinque, dopo aver sostenuto un pranzo leggero, preparatorio. Insomma alzatevi dal pranzo con un po' di appetito. E' necessario per attizzare il successivo.
Le corde da scalata? Consegnatele a chi vi è vicino. Le dovrà usare per legarvi le mani, prima o poi, altrimenti rischierete di morire, precipitando? No! Crepando!!!
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