




Una coppia romana.
Lui guida turistica -nel Sahara d'inverno ed al Polo Nord l'estate- Lei esperta di informatica, si incontrano (al Polo), si sposano, hanno un bimbo, scoprono un angolo di paradiso, Rocca Calascio, e decidono di stabilircisi.
Nulla da stupirsi più di tanto, se non fosse che Rocca Calascio (AQ) è un antico borgo abruzzese a 1500 metri d’altezza, completamente disabitato. Oggi gli unici felicissimi residenti sono loro, Paolo e Susanna Boldi e i loro 4 figli.
così racconta Paolo a Marina Acitelli giornalista di "D, la Repubblica delle Donne",
FANTASTICO! Ah! avere oltre al desiderio del ritorno il coraggio non della semplice passeggiata di 30 minuti sotto il sole cocente di agosto, bensì della integrale imitazione !!!
Rientrati alla magione avita, nel contempo allegri e sconsolati, Vinaigrette e friends, caldo o non caldo, si sono prosaicamente consolati con il frutto del materno sacrificio: morbida polenta comodamente adagiata su appositi assi di legno cm 100 x 70, superbamente condita con funghi e salsicce rigorosamente locali.

Curiosità - A Rocca Calascio hanno girato:
Il nome della rosa
Padre Pio
Lady Hawke
L'orizzonte degli eventi
Il viaggio della sposa
La storia: Rocca Calascio è il castello più alto dell'Appennino. La torre si erge ad una altezza di 1520 m. s.l.m. Domina il versante sud del Gran Sasso d'Italia e si trova ai confini di Campo Imperatore, ai suoi lati scopre: ad ovest il Monte Sirente ed il Velino, a nord il Gran Sasso e Campo Imperatore, a sud e parte di est la Piana di Navelli. Domina il sottostante paese di Calascio che si trova a 1200 metri di quota. In un documento del 1380 si ha la prima citazione di Rocca Calascio, intesa come torre di avvistamento isolata, ma la costruzione della torre è da collocarsi intorno all'anno 1000. Ad Antonio Piccolomini si deve attribuire, verso il 1480, la realizzazione delle 4 torri attorno all'originario torrione di Rocca Calascio, il muro di cinta attorno al paese e la ricostruzione di gran parte dell'abitato distrutto dal furioso terremoto del 1461. Nelle vicinanze della Rocca si trova la Chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita dai pastori intorno al 1400 per ringraziamento alla Madonna in quanto i soldati dei Piccolomini respinsero, in una sanguinosa battaglia, un gruppo di briganti provenienti dal confinante Stato Pontificio. Punto di osservazione di elevata strategia militare, era in grado di comunicare, mediante l'ausilio di torce durante la notte e di specchi nelle ore diurne con innumerevoli collegamenti ottici disseminati nel territorio, fino ad arrivare ai castelli della costa adriatica. Con la dominazione aragonese fu istituita la "Dogana della mena delle pecore in Puglia" e la pastorizia transumante divenne la principale fonte di reddito del Regno. Fu quindi un momento di notevole sviluppo per i paesi della Baronia che nel 1470 possedevano oltre 90.000 pecore e fornivano ingenti quantitativi di pregiata "lana carapellese" a citta' come l'Aquila e Firenze. Nel 1579 Costanza Piccolomini, l'ultima della famiglia, vendette la Baronia, il Marchesato di Capestrano e le terre di Ofena e Castel del Monte a Francesco Maria De' Medici, Granduca di Toscana per 106.000 ducati. Nel 1743 la zona passò sotto la dominazione Borbonica. Nel 1703 intanto un disastroso terremoto aveva demolito il castello ed il ed il paese di Rocca Calascio: furono ricostuite solo le case nella parte bassa dell'abitato e molti abitanti preferirono trasferirsi nella sottostante Calascio. Una progressiva discesa ha ridotto la popolazione da circa 800 abitanti nel 1600 a zero nel 1957. Calascio, a sua volta, ha iniziato il suo declino a fine '800, subendo gli effetti di una massiccia emigrazione nei primi decenni del '900. Una popolazione di circa 1900 abitanti nel 1860, ammontata nel 1982 a soli 299. Gia' avviato verso il lento disfacimento che caratterizza i paesi spopolati, Calascio ha arrestato ed invertito questa tendenza per mezzo di numerosi interventi di risanamento spesso da parte di cittadini non residenti. Interessato da un complesso progetto di recupero, anche il borgo di Rocca Calascio sta cambiando la sua fisionomia. Un intervento necessario per un insediamento particolarmente suggestivo ed ad un castello che, oltre a suscitare interesse negli studiosi del settore, e' ritenuto il più' elevato della catena appenninica e forse dell'intera penisola. http://www.icastelli.it

Meno male che l'Abruzzo, nonostante le tristi vicende che hanno affollato i quotidiani e i TG di quest'ultimo periodo, continua a farsi onore grazie ai "preziosi regali" della natura come lo Zafferano
Lo scorso 26 luglio
L'iniziativa ha preso le mosse dalle caratteristiche esclusive dello "Zafferano dell'Aquila", la cui coltivazione, dal 2005, e' stata elevata alla dignita' di marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta). Da studi risulta che lo zafferano, gia' nel XIII secolo, veniva coltivato sull'Altopiano di Navelli (Aq) e da li' si diffuse in tutta la provincia, portando ricchezza e fama al territorio abruzzese. "C'e' un legame antico che unisce l'unicita' di questa pianta al territorio aquilano", dichiara Giovanni Ialongo, presidente di Poste Italiane, secondo cui rappresenta "un vincolo che rafforza il senso di appartenenza di una comunita' alle proprie origini. Questo francobollo intende dunque fermare, nella cornice di una stampa, l'originalita' della coltivazione millenaria abruzzese che, ancora oggi, costituisce motivo di vanto e di orgoglio". Il francobollo e' stampato dall'Officina Carte Valori del Poligrafico dello Stato, in rotocalcografia, su carta fluorescente, non filigranata; colori: cinque; tiratura: 3,5 milioni esemplari; foglio: venticinque esemplari, valore 15 euro. La vignetta, realizzata dal bozzettista Gaetano Ieluzzo, raffigura a sinistra una ciotola colma di stimmi rossi da cui si ricava lo zafferano e, a destra, alcuni fiori della pianta. Lo Sportello Filatelico della Filiale dell'Aquila attivera', nel giorno di emissione del francobollo, l'annullo speciale realizzato da Poste Italiane.
La prima foto è stata presa qui:http://www.naturamediterraneo.com
Che per uscire dall'autostrada A25 occorressero 1 ora e 20 minuti era apparsa cosa strana o, quanto meno, insolita. Mistero non troppo presto svelato al Casello di Pratola Peligna "Chiusura dell'uscita Cocullo per l'annuale Festa dei Serpari".

Gli animaletti in questione non sono proprio di personale gradimento, dato, però, il considerevole numero di automobili in marcia

verso la suddetta località abruzzese, devesi necessariamente arguire che per i più l'interesse è, invece, di non scarso rilievo.
Spazientirsi, in circostanze del genere, non aiuta di certo ad abbreviare l'attesa, meglio guardare il panorama e dilettarsi con qualche clik della digitale,ormai sempre a disposizione.

L'arrivo (finalmente) al paesello natio ha restituito molteplici soddisfazioni, tra queste, l'abbontante raccolto di erbe alimurgiche di stagione: olaci, Bruscandoli
broccoli selvatici, cicoriella di montagna che leccornie!

Terminata la pausa ponte, una rapida web-ricerca ha evidenziato che: "

Serpenti innocui, molto comuni da queste parti, catturati alla fine della stagione fredda sui monti dai serpari, cosidetti proprio per la dimestichezza che hanno con questi animali.
Il corteo è preceduto da ragazze in costume tradizionale che portano canestri colmi di ciambellati, dolci tipici decorati con confetti, che verranno infine offerti ai portatori.








L'itinerario è del tutto casuale ma meritevole di riedizione. Come molte amiche/amici di medesima passione, i luoghi visitati, o fortuitamente attraversati , sono occasione per "gironzolare" anche in ambito culinario. Prima tappa e prime foto: lago di Scanno (AQ - Parco Nazionale d'Abruzzo), con l'acquisto di tanti "mielini" piccini picciò. Ogni barattoluccio , un gusto diverso.
Da Scanno, a L'Aquila, passando per le Gole del Sagittario(foto 3), luogo assolutamente magico, con ogni tempo e in ogni stagione (foto 4). Ed ecco un piccolo angolo di L'Aquila (foto 4-5-6): la chiesa di Santa Giusta (nell'omonima piazzetta) che è uno degli esempi più interessanti dello stile romanico in Italia.
. Nei pressi della piazza: via Bominaco, e qui (ad una cert'ora bisogna pur sfamarsi), all'interno di Palazzo Notarnanni (costruzione quattrocentesca tra le più importanti ed eleganti della città) il ristorante Villa Feronia (Feronia era la divinità dell'agricoltura e della fertilità, venerata al tempo degli antichi Sabini), luogo di festeggiamento della mitica amica Nellina che, per deliziare i convenuti, ha preteso dai cuochi quanto di più godurioso per ciascun palato, con profusione di tartufo, zafferano e altre prelibatezze, generoso omaggio di Madre Natura al territorio. Aih me! Niente foto del lauto pranzo, ma un modesto rifacimento di uno dei tanti deliziosi antipastini. Fettine di pera con triangolini (quelli del ristorante) di formaggio pecorino e gocciole di miele, (quello della foto al timo serpillo). Che il miele abbia caratteristiche gusto e aspetto diverso a seconda delle circostanze è cosa nota ai più , ma non a tutti. Coloro, dunque, che volessero appurare maggiori dettagli in proposito e, più in particolare, sul timo serpillo, dovranno avere la bontà di aspettare il prossimo post e non per creare una suspance da "telenovela" ma perché il tempo dello "spasso" è scaduto.

Ancora da Lo Smilzo:
Per fortuna i cani non hanno avuto la meglio, possiamo così attendere fiduciosi altri momenti così simpaticamente raccontati
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