Tutto Sulle Curiosità

Lardo di Colonnata

Submitted by Vinaigrette on Sab, 29/11/2008 - 10:29
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lardo di colonnata

Quando si guarda alla cucina con occhio sì curioso ma un tantino distratto, si può essere portati a pensare che "Colonnata" sia una delle tante parti che il più generoso degli animali, il maiale, dona di se. Un giro, anche breve, per la bellissima Toscana ci può portare, invece all'antico borgo, frazione del comune di Carrara, situato sulle pendici delle Alpi Apuane, che il lardo ha reso famoso nel mondo: Colonnata, appunto.
Il lardo di colonnata un tempo era

"il companatico" dei cavatori, che lo affettavano sottile per metterlo dentro le pagnotte rustiche insieme ad alcuni pezzetti di pomodoro; il tutto veniva preparato la mattina presto e insieme al fiasco di vino serviva ad assicurare le calorie necessarie ad affrontare le ripide salite e la fatica degli scavi. Il lardo di Colonnata deve la sua eccezionale bontà alla stagionatura, la cui origine risale intorno all'anno Mille: infatti il lardo, che si ottiene prendendo lo strato grasso della schiena del maiale ripulito della parte più grassa (detta "spugnosa") viene posto in una vasca scavata in un blocco di marmo ("conca") poche ore dopo la macellazione. Per prima cosa la conca viene vigorosamente strofinata con aglio e aromi ("camicia") quindi si adagia il primo pezzo di lardo sul fondo su uno strato di sale naturale in grani, pepe nero appena macinato, aglio fresco sbucciato, rosmarino e salvia spezzettati; la conca viene poi riempita a strati alternando il lardo al sale e agli aromi per essere poi coperta da una lastra di marmo. Il lardo rimane nella conca per un periodo che va dai sei ai dieci mesi per la stagionatura: il sapore della sua bontà è tutto in questa stagionatura e ad arricchire il sapore vengono anche aggiunti tra gli aromi cannella, coriandolo, noce moscata, chiodi di garofano, anice stellato e origano. Il profumo del lardo è fragrante e il gusto è delicato: si consuma ripulito della cotenna, tagliato in fettine sottilissime adagiate su pane fresco appena scaldato.(http://www.vacanzeinversilia.com)

La foto viene da qui: www.colonnatatrekking.it

Rocca Calascio

Submitted by Vinaigrette on Dom, 07/09/2008 - 19:23
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Una coppia romana.
Lui guida turistica -nel Sahara d'inverno ed al Polo Nord l'estate- Lei esperta di informatica, si incontrano (al Polo), si sposano, hanno un bimbo, scoprono un angolo di paradiso, Rocca Calascio, e decidono di stabilircisi.
Nulla da stupirsi più di tanto, se non fosse che Rocca Calascio (AQ) è un antico borgo abruzzese a 1500 metri d’altezza, completamente disabitato. Oggi gli unici felicissimi residenti sono loro, Paolo e Susanna Boldi e i loro 4 figli.

"Gli abitanti del paese di giù, Calascio, mi davano del matto, quando ho comprato un palazzo diroccato e l'ho ristrutturato"

così racconta Paolo a Marina Acitelli giornalista di "D, la Repubblica delle Donne",

ma oggi il palazzo è diventato Il Rifugio della Rocca , con bar, ristorante e posti letto per risvegli oltre le nuvole, nel profumo delle rose selvatiche, il canto delle cicale e lo stridio dei falchi.

FANTASTICO! Ah! avere oltre al desiderio del ritorno il coraggio non della semplice passeggiata di 30 minuti sotto il sole cocente di agosto, bensì della integrale imitazione !!!
Rientrati alla magione avita, nel contempo allegri e sconsolati, Vinaigrette e friends, caldo o non caldo, si sono prosaicamente consolati con il frutto del materno sacrificio: morbida polenta comodamente adagiata su appositi assi di legno cm 100 x 70, superbamente condita con funghi e salsicce rigorosamente locali.

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Curiosità - A Rocca Calascio hanno girato:
Il nome della rosa
Padre Pio
Lady Hawke
L'orizzonte degli eventi
Il viaggio della sposa

La storia: Rocca Calascio è il castello più alto dell'Appennino. La torre si erge ad una altezza di 1520 m. s.l.m. Domina il versante sud del Gran Sasso d'Italia e si trova ai confini di Campo Imperatore, ai suoi lati scopre: ad ovest il Monte Sirente ed il Velino, a nord il Gran Sasso e Campo Imperatore, a sud e parte di est la Piana di Navelli. Domina il sottostante paese di Calascio che si trova a 1200 metri di quota. In un documento del 1380 si ha la prima citazione di Rocca Calascio, intesa come torre di avvistamento isolata, ma la costruzione della torre è da collocarsi intorno all'anno 1000. Ad Antonio Piccolomini si deve attribuire, verso il 1480, la realizzazione delle 4 torri attorno all'originario torrione di Rocca Calascio, il muro di cinta attorno al paese e la ricostruzione di gran parte dell'abitato distrutto dal furioso terremoto del 1461. Nelle vicinanze della Rocca si trova la Chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita dai pastori intorno al 1400 per ringraziamento alla Madonna in quanto i soldati dei Piccolomini respinsero, in una sanguinosa battaglia, un gruppo di briganti provenienti dal confinante Stato Pontificio. Punto di osservazione di elevata strategia militare, era in grado di comunicare, mediante l'ausilio di torce durante la notte e di specchi nelle ore diurne con innumerevoli collegamenti ottici disseminati nel territorio, fino ad arrivare ai castelli della costa adriatica. Con la dominazione aragonese fu istituita la "Dogana della mena delle pecore in Puglia" e la pastorizia transumante divenne la principale fonte di reddito del Regno. Fu quindi un momento di notevole sviluppo per i paesi della Baronia che nel 1470 possedevano oltre 90.000 pecore e fornivano ingenti quantitativi di pregiata "lana carapellese" a citta' come l'Aquila e Firenze. Nel 1579 Costanza Piccolomini, l'ultima della famiglia, vendette la Baronia, il Marchesato di Capestrano e le terre di Ofena e Castel del Monte a Francesco Maria De' Medici, Granduca di Toscana per 106.000 ducati. Nel 1743 la zona passò sotto la dominazione Borbonica. Nel 1703 intanto un disastroso terremoto aveva demolito il castello ed il ed il paese di Rocca Calascio: furono ricostuite solo le case nella parte bassa dell'abitato e molti abitanti preferirono trasferirsi nella sottostante Calascio. Una progressiva discesa ha ridotto la popolazione da circa 800 abitanti nel 1600 a zero nel 1957. Calascio, a sua volta, ha iniziato il suo declino a fine '800, subendo gli effetti di una massiccia emigrazione nei primi decenni del '900. Una popolazione di circa 1900 abitanti nel 1860, ammontata nel 1982 a soli 299. Gia' avviato verso il lento disfacimento che caratterizza i paesi spopolati, Calascio ha arrestato ed invertito questa tendenza per mezzo di numerosi interventi di risanamento spesso da parte di cittadini non residenti. Interessato da un complesso progetto di recupero, anche il borgo di Rocca Calascio sta cambiando la sua fisionomia. Un intervento necessario per un insediamento particolarmente suggestivo ed ad un castello che, oltre a suscitare interesse negli studiosi del settore, e' ritenuto il più' elevato della catena appenninica e forse dell'intera penisola. http://www.icastelli.it

Un Francobollo Celebra Lo Zafferano d'Abruzzo Dop

Submitted by Vinaigrette on Gio, 31/07/2008 - 21:20
Zafferano

Meno male che l'Abruzzo, nonostante le tristi vicende che hanno affollato i quotidiani e i TG di quest'ultimo periodo, continua a farsi onore grazie ai "preziosi regali" della natura come lo Zafferano
Lo scorso 26 luglio

un francobollo che celebra le qualita' esclusive dello "Zafferano dell'Aquila DOP", e' stato presentato a L'Aquila, nella Sala Celestiniana della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, ed e' del valore di 60 centesimi.

Francobollo zafferano

L'iniziativa ha preso le mosse dalle caratteristiche esclusive dello "Zafferano dell'Aquila", la cui coltivazione, dal 2005, e' stata elevata alla dignita' di marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta). Da studi risulta che lo zafferano, gia' nel XIII secolo, veniva coltivato sull'Altopiano di Navelli (Aq) e da li' si diffuse in tutta la provincia, portando ricchezza e fama al territorio abruzzese. "C'e' un legame antico che unisce l'unicita' di questa pianta al territorio aquilano", dichiara Giovanni Ialongo, presidente di Poste Italiane, secondo cui rappresenta "un vincolo che rafforza il senso di appartenenza di una comunita' alle proprie origini. Questo francobollo intende dunque fermare, nella cornice di una stampa, l'originalita' della coltivazione millenaria abruzzese che, ancora oggi, costituisce motivo di vanto e di orgoglio". Il francobollo e' stampato dall'Officina Carte Valori del Poligrafico dello Stato, in rotocalcografia, su carta fluorescente, non filigranata; colori: cinque; tiratura: 3,5 milioni esemplari; foglio: venticinque esemplari, valore 15 euro. La vignetta, realizzata dal bozzettista Gaetano Ieluzzo, raffigura a sinistra una ciotola colma di stimmi rossi da cui si ricava lo zafferano e, a destra, alcuni fiori della pianta. Lo Sportello Filatelico della Filiale dell'Aquila attivera', nel giorno di emissione del francobollo, l'annullo speciale realizzato da Poste Italiane.

La prima foto è stata presa qui:http://www.naturamediterraneo.com

Piante alimurgiche e festa dei serpari

Submitted by Vinaigrette on Mar, 13/05/2008 - 22:21

Che per uscire dall'autostrada A25 occorressero 1 ora e 20 minuti era apparsa cosa strana o, quanto meno, insolita. Mistero non troppo presto svelato al Casello di Pratola Peligna "Chiusura dell'uscita Cocullo per l'annuale Festa dei Serpari".

uscita pratola peligna

Gli animaletti in questione non sono proprio di personale gradimento, dato, però, il considerevole numero di automobili in marcia

Albero

verso la suddetta località abruzzese, devesi necessariamente arguire che per i più l'interesse è, invece, di non scarso rilievo.
Spazientirsi, in circostanze del genere, non aiuta di certo ad abbreviare l'attesa, meglio guardare il panorama e dilettarsi con qualche clik della digitale,ormai sempre a disposizione.

papaveri

L'arrivo (finalmente) al paesello natio ha restituito molteplici soddisfazioni, tra queste, l'abbontante raccolto di erbe alimurgiche di stagione: olaci, Bruscandoli
broccoli selvatici, cicoriella di montagna che leccornie!

Piano delle 5 miglia

Terminata la pausa ponte, una rapida web-ricerca ha evidenziato che: "

Si rinnova ogni anno, il primo giovedì di maggio, la pittoresca processione dei "serpari", conosciuta anche come la più pagana fra i riti cristiani, in onore di San Domenico patrono del paese, che protegge contro il morso dei serpenti e che ha il potere di guarire le malattie dei denti.
Dopo il rito religioso, la statua del Santo viene addobbata con grovigli di serpenti vivi e portata a spalla in processione.
Cocullo

Serpenti innocui, molto comuni da queste parti, catturati alla fine della stagione fredda sui monti dai serpari, cosidetti proprio per la dimestichezza che hanno con questi animali.
Il corteo è preceduto da ragazze in costume tradizionale che portano canestri colmi di ciambellati, dolci tipici decorati con confetti, che verranno infine offerti ai portatori.

Afrodisiaco

Submitted by Vinaigrette on Dom, 06/04/2008 - 23:24
Lilly e il Vagabondo

A dare origine al termine non poteva che essere Afrodite, dea dell'Amore; sulla questione concreta il mondo continua ad interrogarsi da tempo immemorabile, con risposte, tutto sommato, di scarso convincimento e riconducibili, prevalentemente, all'auspicio.
Un recente contributo alla causa viene molto simpaticamente offerto da Martino, casualmente incontrato su: Il Giornale del Cibo, il quale, nel dirottare la dotta problematica dalla biochimica alla psicologia, oltre a svelarci che non sono le pietanze di un convito ad essere afrodisiache ma l'atmosfera ambientale di questo, ci offre spunti di riflessione da ponderare adeguatamente prima di avventurarci nella organizzazione di una seduttiva serata molto più che semplicemente romantica.

Non è afrodisiaco:
il caminetto finto, il sottofondo musicale di un cantautore del filone depressivo (esempio: Luca Carboni), il perfezionismo ansioso del padrone di casa, un convito a tre (eccezion fatta se il terzo è intrigante), il telefono che squilla continuamente, il vino bianco caldo, la Fanta a tavola. Un invito a cena alle sette e mezzo accompagnato dalla raccomandazione: «Sii puntuale perché mi piace mangiare presto» e mettersi a lavare i piatti immediatamente dopo mangiato. Peggio ancora se ci si lascia aiutare. Sempre in tema di dopocena, è micidiale offrire tisane digestive, bicarbonato e citrosodina, fumare sigari (molti all'odore vomitano) e proporre superalcolici con l'insistenza tipica di chi sta puntando alla ciucca. L'illuminazione centrale di un lampadario in stile, la tovaglia con le rondini del Mulino Bianco e la conversazione sui seguenti temi: recessione, questione morale, fidanzamenti e matrimoni precedenti, salute e affari. Con un'eccezione: se siete ricchi sfondati l'argomento «affari» può essere molto afrodisiaco. Perniciosissimo è l'argomento «mamma», non ne parliamo se questa compare in foto sui soprammobili o, peggio, se si trova in casa, in camera sua, che guarda la tv o dorme.
È afrodisiaco:
un invito alle ventuno, il caminetto vero, il telefono staccato, un pranzo già preparato nel pomeriggio e solo da scaldare che eviti andirivieni convulsi dalla tavola alla cucina.
La tovaglia ricamata, la coppia di bicchieri, uno per il vino e uno per l'acqua, la candela a centro tavola purché non sia a forma di coccinella o col bassorilievo del presepe. Molto afrodisiache quelle nere, ma promettono un dopocena di raffinatezza che bisogna essere in grado di mantenere.

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