E’ Il Cibo Il Simbolo Del Lusso

Submitted by Vinaigrette on Mar, 24/01/2006 - 23:36
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Questo il circostanziato convincimento di Alberta Marzotto, autrice dell'interessante articolo che pubblichiamo per intero ( Repubblica.it)

Dalla notte dei tempi il cibo e il vino contraddistinguono i loro consumatori per censo, gusto e cultura. La cucina dei Gonzaga è sempre stata diversa da quella dei contadini o degli artigiani mantovani. Ma oggi i consumi enogastronomici stanno costituendo la nuova frontiera del lusso riproponendo in dispensa e in cantina il binomio che guida la moda contemporanea, e cioè rarità e personalizzazione. Non è più soltanto l’abito a fare il monaco, ma anche la mensa: la sua e quella che suggerisce agli amici attraverso i regali.
Le produzioni di massa, ancorché sostenute da marchi famosi, stanno cedendo spazio presso la clientela più ricercata a quelle artigianali di altissima qualità, presentate come un capo di alta moda e non, rozzamente, come il formaggio o il salame del contadino di antica memoria. Non a caso la pasticceria parigina Ladurée, che ha appena aperto una tea room da Harrod’s, affida il marketing a due manager come Aude Schlosser, excollaboratore di Thierry Mugler, e Safia Bendali, che aveva lavorato da Sonia Rykiel.
Dal punto di vista del consumatore si ripropone l’eterna gerarchia di classe. Il vertice della piramide è formato da chi può starsene fuori dal mercato perché si gode e fa godere agli amici l’olio, l’aceto, il vino, le carni, la pasta, le verdure proprie. Ma questo è il privilegio di pochissimi, anche perché la qualità non è certo assicurata dal fai da te. C’è poi chi ha palato e conoscenza sufficienti a selezionare le nicchie migliori dell’offerta commerciale. E’ il tipico intenditore che, venendo da Bruxelles, non propone il cioccolato Godiva ma quello di Pierre Marcolini, e se sta in Italia non offre il pur grande Peyrano, ma Amadei o il chocolatier sconosciuto per il quale garantisce lui. Infine, si moltiplicano quanti dall’esibizione del cibo e del vino si attendono lo stesso effetto di comunicazione e di promozione sociale che viene di solito riservato all’abbigliamento, ai gioielli, alla casa griffata. Ed è su questa base di clientela che punta l’industria del food di eccellenza per conquistare nuove posizioni.
E’ la partita nuova nella quale il made in Italy potrà avere buon gioco se saprà navigare tra le furbizie di Harrod’s che, dovendo scegliere un miele toscano, propone quello della celebrity Sting e la ricerca scientifica della Laurent Perrier che ai milioni di bottiglie tradizionali associa da qualche tempo con crescente successo le bollicine Ultra Brut a basso contenuto calorico, lanciate da Harvey Nichols’ con uno stuolo di mannequin.
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